18/01/10

Il furlan intal consei comunâl di Spilimberc

La iniziative dal zovin conseîr comunâl di Spilimberc Bruno Colledani che al fâs i siei intervents dome in lenghe furlane je daûr a mostrâ a ducj che la leç 482 inte sostance no ven aplicade e che la garanzie dai dirits linguistics dai citadins di lenghe furlane e no je ancjemò la normalitât intes istituzions dal Friûl. Par chest la sielte di chest conseîr e je un esempli impuartant par ducj i furlans.

4 commenti:

Comitât 482 ha detto...

Gli interventi in friulano di Colledani richiedono un interprete in consiglio
Messaggero Veneto — 15 gennaio 2010 (pagina 11 sezione: PORDENONE)

SPILIMBERGO. E’ una vera e propria battaglia quella portata avanti dal consigliere comunale del Pd Bruno Colledani, friulanista convinto, per affermare il diritto previsto dalla legge 482 che tutela le minoranze linguistiche. Il giovane consigliere pidiessino, sin dalla prima seduta dell’assemblea civica della corrente legislatura, si è espresso in “marilenghe” destando curiosità e anche facendo scoppiare un piccolo incidente diplomatico all’interno delle assise. Due i problemi: innanzi tutto, che alcuni consiglieri non sono originari di Spilimbergo e quindi non capiscono il friulano o colgono soltanto in parte il senso degli interventi di Colledani. A ciò si aggiunge il fatto che la segretaria comunale, incaricata della verbalizzazione di quanto detto da sindaco e consiglieri, è catanese e quindi non è in grado di mettere nero su bianco quanto esposto da Colledani. Una mancanza che non garantisce a Colledani dialettica politica. Da qui la polemica: tra il consigliere che richiede che i suoi interventi siano verbalizzati e tradotti simultaneamente, reclamando, come previsto dalla legge, la presenza di un interprete in consiglio, e il sindaco e la giunta che si troverebbero a dover affrontare un problema in più. La legge 482, approvata dal Parlamento nel ’99, prevede infatti che «nei Comuni i componenti dei consigli e degli altri organismi a struttura collegiale dell’amministrazione possano usare, nell’attività degli organismi medesimi, la lingua ammessa a tutela» e che, «qualora uno o piú componenti degli organi collegiali dichiarino di non conoscere la lingua ammessa a tutela, sia garantita una immediata traduzione in lingua italiana». Le spese di un eventuale interprete graverebbero non direttamente sulle casse comunali, ma su quelle dello Stato, dato che l’amministrazione comunale avrebbe la facoltà di poter richiedere appositi finanziamenti per poterle assolvere. Il problema nasce dal fatto che, di questi tempi, i cordoni della borsa sono sempre più stretti e, seppur la legge 482 ci sia ormai da una decina di anni, di fatto mancano le risorse per attuarla pienamente. Una soluzione potrebbe esserci e a suggerirla è lo stesso Colledani che propone «di usufruire in economia delle competenze linguistiche proprie dei dipendenti comunali che comprendono e anzi usano la lingua friulana regolamente e che quindi potrebbero essere in grado sia di espletare la funzione di traduzione ex post per coaudiuvare il lavoro del segretario comunale nella stesura corretta, fedele e completa del verbale sia di effettuare la traduzione simultanea durante le riunioni, per i consiglieri che eventualmente dichiarino di non capire la lingua tutelata». (g.z.)

dado ha detto...

Che stupidaggini, il Friulano parlatelo al Bar, non al consiglio comunale.

Fidric ha detto...

Tu invece al posto del cervello ai appunto un... dado

dado ha detto...

ehehe tant tant compliments par le maniere di dopra' il talian